Maschere di un teatro esistenziale

maschere

Maschere di un teatro esistenziale: gli irrisolti, le finte vittime e le finte madonne.

Nel vasto panorama delle relazioni umane, alcune figure ricorrono con preoccupante frequenza: gli irrisolti, le finte vittime e le finte madonne. Apparentemente distinti, questi tre archetipi condividono una caratteristica comune: la manipolazione della realtà a proprio vantaggio, spesso a discapito di chi li circonda. Se il mondo fosse un palcoscenico, essi sarebbero attori esperti nell’arte della distorsione, abili nel confondere, nel colpevolizzare e nel sottrarsi alle proprie responsabilità.

Gli irrisolti: il caos fatto persona

Gli irrisolti sono individui imprigionati nelle loro stesse contraddizioni, incapaci di affrontare le proprie paure e insicurezze. La loro esistenza è un perpetuo rimandare, un continuo oscillare tra desideri e rinunce, senza mai una scelta definitiva. La responsabilità li spaventa, il cambiamento li paralizza. Non costruiscono, ma nemmeno distruggono del tutto: lasciano tutto in sospeso, un cantiere aperto di promesse non mantenute e progetti abortiti.

Il problema degli irrisolti non è tanto la loro incertezza, quanto l’effetto che questa ha sugli altri. Creano aspettative, trascinano con sé chi li ama in un limbo di illusioni e delusioni, lasciando dietro di sé un senso di incompiutezza e frustrazione. Essi non scelgono di essere irrisolti, ma neppure si sforzano di risolvere ciò che li tormenta, rendendoli inconsapevolmente tossici per chi li circonda.

Le finte vittime: la tirannia della debolezza

A differenza degli irrisolti, le finte vittime hanno scelto consapevolmente il proprio ruolo. Non sono realmente oppresse, ma si presentano come tali per ottenere protezione, compassione e, soprattutto, immunità da qualsiasi critica o responsabilità. Esse costruiscono narrazioni dove il mondo intero è colpevole, tranne loro.

Questa strategia psicologica è insidiosa perché sfrutta la naturale empatia altrui. Le finte vittime sanno che la società tende a schierarsi con chi appare debole e indifeso, e usano questa percezione come uno scudo dietro cui nascondere i propri errori e manipolare gli altri. Il loro racconto è sempre lo stesso: hanno sofferto, sono state ingiustamente trattate, meritano risarcimenti morali ed emotivi. Il risultato? Chi le circonda si trova costretto in un ruolo di eterno soccorritore, mentre loro si rifiutano di crescere, cambiare o assumersi le proprie responsabilità.

Le finte madonne: la virtù ostentata

Infine, troviamo le finte madonne, coloro che indossano la maschera della purezza e della bontà, ma solo in superficie. Apparentemente impeccabili, si ergono a giudici morali degli altri, dispensando consigli, lezioni e ammonizioni, mentre occultano le proprie debolezze dietro una facciata di rettitudine.

Esse non agiscono mai direttamente, ma con la sottile arte dell’allusione e della manipolazione. Se una finta vittima cerca protezione, una finta madonna cerca ammirazione. Vogliono essere viste come esempi di moralità e giustizia, pur essendo spesso animate dagli stessi sentimenti meschini che condannano negli altri.

Maschere di un teatro esistenziale

Gli irrisolti, le finte vittime e le finte madonne sono, in fondo, maschere di un’unica paura: la paura di guardarsi dentro e affrontare la realtà senza filtri. La loro esistenza è una fuga, un tentativo disperato di evitare la responsabilità di essere autentici. Ma la verità ha un potere inesorabile: prima o poi, tutte le maschere cadono.

maschere

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *