Il corpo e le sue ferite

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Il corpo e le sue ferite, in questa poesia esploriamo il nostro involucro come custode di ferite visibili e invisibili, memoria di dolori e silenzi trattenuti. Ma è anche guarigione: si ricuce, si rigenera, trova la strada per sanarsi. Attraverso il tempo e l’ascolto, impara a rialzarsi, a respirare, a ritornare integro.

Il corpo è memoria.

Trattiene i segni del tempo,
le ferite degli anni,
i tagli invisibili delle parole,
le impronte di mani troppo dure
o troppo assenti.

Il corpo ricorda,
anche quando la mente vorrebbe dimenticare.
Nel tremore improvviso di un muscolo
vive ancora la paura.
Nel nodo allo stomaco,
il rifiuto di ciò che non si è potuto dire.
Nelle spalle contratte,
il peso delle attese,
dei doveri non scelti,
delle promesse infrante.

Si lacera il corpo,
si screpola sotto il peso di dolori
che non sempre sanguinano.
Ci sono ferite che non si vedono,
che non si chiudono con un filo di sutura,
che abitano nelle ossa,
nei polmoni che trattengono il fiato,
nella pelle che non si lascia sfiorare.

Ma il corpo è anche cura.

Sa rammendare le proprie lacerazioni
tramite fili invisibili,
con il respiro profondo,
con il battito regolare che ogni notte
ricostruisce cellule e speranza.

Il corpo sa sanarsi da solo,
se gli si lascia il tempo,
quando lo si ascolta senza forzarlo,
se lo si accarezza senza pretendere.

Perché nelle mani che tremano
vive ancora la forza di afferrare.
Nelle gambe che vacillano
c’è la memoria del primo passo.

Nella pelle spezzata
già pulsa nuova vita.
Il corpo conosce la strada del ritorno.
Si piega, si spezza, si ricuce,
e poi si rialza.

Sempre.

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